Moringa Oleifera o “L’albero dei miracoli”

Da qualche anno si sente sempre di più parlare della Moringa Oleifera, un albero originario delle montagne dell’Himalaya e oggi diffuso soprattutto in America latina e Africa. Esso raggiunge i 7 metri di altezza, ha foglie ovali di colore verde chiaro, fiori bianchi e grandi baccelli come frutti che contengono semi bruni e tondeggianti, avvolti in una membrana.
Ciò che colpisce maggiormente di questa pianta e da cui derivano i suoi molteplici appellativi (albero miracoloso, albero della purificazione, albero che non muore mai, …) è la ricchezza delle sue proprietà che la rendono estremamente versatile come rimedio terapeutico ma anche utile per la concia delle pelli, per fare corde e carta di pregio, ricavare un colorante blu, e così via fino a valutare la possibilità di ricavarne anche del biogas. In ogni paese ove la troviamo vi sono, infatti, impieghi di parte di essa, se non di tutto l’albero, che risalgono a tempi antichi; molto interessante è l’utilizzo della farina ricavata dai semi che, aggregandosi ai sedimenti e assorbendo i batteri dell’acqua torbida e inquinata, la depura.

Quasi tutte le parti della pianta possono essere mangiate anche se quelle utilizzate in fitoterapia sono soprattutto le foglie e i semi, da cui si ricava anche un olio prezioso.
La Moringa ha un profilo caratterizzato da oltre 90 principi accertati tra cui vitamine A, B1, B2, B3, B5, B6, B12, C, D, E, K, acido folico, biotina, minerali tra cui Calcio, Ferro, Potassio, Fosforo, Selenio, proteine, antiossidanti, antinfiammatori, Omega 3-6-9, amminoacidi, compresi i 9 amminoacidi essenziali che la rendono speciale poiché raramente sono tutti presenti nella stessa pianta. L’alto contenuto di principi fanno di essa un ottimo rimedio per molteplici patologie e un alimento particolarmente energetico utilizzato soprattutto in caso di malnutrizione. In Africa è stato riscontrato che l’assunzione delle foglie da parte di madri in gravidanza ha favorito l’aumento della produzione di latte e quindi del peso dei bambini con carenze alimentari.
In dettaglio il valore nutritivo delle foglie della Moringa è tale che le proteine contenute sono 9 volte superiori a quelle dello yogurt, il Calcio 17 volte superiori a quello presente nel latte, la Vit A 10 volte superiore alla carota, la Vit C 7 volte quelle dell’arancia, il Ferro 25 volte superiore agli spinaci, il Potassio 15 volte la banana e la Clorofilla 4 volte superiore a quella presente nell’erba.

Come è stato già detto, i suoi impieghi terapeutici sono molteplici, i risultati più evidenti sono stati riscontrati come rinforzo del sistema immunitario, è un valido antinfiammatorio ed antiossidante (con punteggio ORAC molto superiore a quello del te verde, del vino rosso, del cioccolato scuro e persino del Matcha tea), regola la pressione sanguigna, il glucosio nel sangue e i livelli ormonali. Abbassa colesterolo e trigliceridi, protegge fegato e reni, stimola la digestione e aumenta il metabolismo con conseguente perdita di peso, ha azione diuretica, previene osteoporosi e rinforza le ossa. È un ottimo rimedio per aumentare la concentrazione, ridurre lo stress, migliorare la qualità del sonno e aumentare i livelli di energia, pertanto è utile in caso di stanchezza fisica, sia da convalescenza e sia per spossatezza fisica e mentale. Collabora nell’eliminare l’accumulo di metalli pesanti, agisce come febbrifugo, nei raffreddori, uccide microbi e batteri e rinforza i muscoli. Secondo alcuni studi, aiuta a prevenire il cancro.
È utilizzata anche in creme e prodotti di bellezza come antiossidante, per acne e psoriasi.

Le foglie sono le più ricche in nutrimenti essenziali, possono essere essiccate e pestate per formare una polvere che ne contiene in buona quantità (naturalmente non vit C) poiché in questo caso, a parità di peso, le foglie secche hanno più nutrienti di quelle fresche. Sono anche usate come foraggio per il bestiame.
I semi sono efficaci soprattutto come antibiotici e anti-infiammatori, danno un olio usato in cucina e per produrre saponi e cosmetici. Il residuo di lavorazione dell’olio può essere usato come concime.

Per assumerla, come sempre, è buona regola affidarsi alle indicazioni di una persona esperta che possa consigliare la tipologia e posologia più indicata per la specifica problematica.

Post recenti
Paola Beria - Naturopata